• Milazzo, Messina
Breaking
Clamoroso a Filicudi: il TAR blocca il dissalatore di Capo Graziano. Accolto il ricorso: a rischio archeologia, espropri e Posidonia Trasporti e rincari alle Eolie, i consiglieri di minoranza incalzano il Sindaco: «Basta dichiarazioni, serve il tavolo istituzionale» Milazzo, Incontro tra il sindaco Midili e i dirigenti scolastici: nuovi servizi di ascolto e mediazione culturale per gli studenti La Pro Loco Amo Stromboli chiede interventi immediati su caditoie e torrenti prima delle piogge autunnali, denunciando ritardi nella messa in sicurezza dell’isola. Porti delle Isole Minori, la Sicilia investe 46 milioni: pioggia di fondi sulle Eolie. Amata: «Così miglioriamo la qualità del turismo» Lipari in ginocchio: nuovo nubifragio allaga il Corso e il Porto. Ieri il sopralluogo congiunto Comune-Città Metropolitana
  1. Home
  2. Cronaca
  3. IL GIALLO DELLA PETROLIERA: DA MILAZZO AL MEDITERRANEO ORIENTALE, GIALLO SULLA ROTTA DEL GREGGIO
Cronaca

IL GIALLO DELLA PETROLIERA: DA MILAZZO AL MEDITERRANEO ORIENTALE, GIALLO SULLA ROTTA DEL GREGGIO

Tutto ha inizio nei giorni scorsi, quando una maestosa nave cisterna attracca ai pontili petroliferi della città della perla per fare il pieno di greggio. I documenti di spedizione ufficiali parlano chiaro: la destinazione dichiarata è l'Egitto, lo snodo strategico di Port Said. Tuttavia, una volta preso il largo e superato lo Stretto di Messina, la navigazione della nave si trasforma in un vero e proprio rebus geopolitico. Secondo i tracciati dei radar marittimi commerciali e i sussurri che filtrano dagli ambienti portuali, la petroliera avrebbe spento i transponder in alcuni tratti chiave, per poi riapparire sensibilmente più a est. Non verso le piramidi, dunque, ma – secondo l’indiscrezione che sta facendo tremare i palazzi che contano – verso i terminali costieri di Israele.

Gianluca Giuffrè 25 Set 2026 4 min

MILAZZO – Una rotta tracciata sulle carte nautiche, un carico di “oro nero” che lascia le banchine mamertine e un finale ancora tutto da decifrare. C’è un fitto mistero che agita le acque del basso Tirreno e rimbalza tra le banchine della Raffineria di Milazzo, la quale si è dichiarata estranea avendo assolto le sue responsabilità una volta caricata la nave, trasformandosi in queste ore nel caso politico e ambientale dell’anno. Una vicenda dai contorni sfumati che sta accendendo i riflettori della cronaca nazionale e locale su quel corridoio marittimo che unisce la Sicilia al cuore del Medio Oriente.
La partenza e il cambio di rotta:
Tutto ha inizio nei giorni scorsi, quando una maestosa nave cisterna attracca ai pontili petroliferi della città della perla per fare il pieno di greggio. I documenti di spedizione ufficiali parlano chiaro: la destinazione dichiarata è l’Egitto, lo snodo strategico di Port Said.
Tuttavia, una volta preso il largo e superato lo Stretto di Messina, la navigazione della nave si trasforma in un vero e proprio rebus geopolitico. Secondo i tracciati dei radar marittimi commerciali e i sussurri che filtrano dagli ambienti portuali, la petroliera avrebbe spento i transponder in alcuni tratti chiave, per poi riapparire sensibilmente più a est. Non verso le piramidi, dunque, ma – secondo l’indiscrezione che sta facendo tremare i palazzi che contano – verso i terminali costieri di Israele.
Cosa sia successo in quei giorni di navigazione resta un enigma protetto dal silenzio del mare aperto. Errore dei sistemi di tracciamento? Una triangolazione commerciale dell’ultimo minuto? O una precisa scelta strategica?
L’allarme degli attivisti e il fermento in città:
A Milazzo, intanto, la notizia ha sollevato un polverone. I primi a far sentire la propria voce sono stati gli attivisti ambientali e i comitati civici storicamente impegnati nella tutela del territorio della Valle del Mela.
“Non è solo una questione di cosa si trasporta, ma di assoluta trasparenza dei flussi che partono dalla nostra terra”, spiegano alcune sigle dell’associazionismo locale. “Il nostro porto non può essere una scatola nera dove si caricano merci destinate a rotte fantasma. Chiediamo chiarezza immediata sui registri di carico e sulle rotte effettive.”
Il timore, espresso a mezza bocca nei corridoi della cittadina, è che il nome di Milazzo possa essere accostato a dinamiche internazionali opache, proprio in un momento in cui la sensibilità dell’opinione pubblica sui transiti energetici nel Mediterraneo è ai massimi storici.
Il silenzio delle istituzioni e i corridoi della politica:
La Procura e le autorità portuali mantengono un rigoroso e istituzionale riserbo — non essendoci al momento alcuna contestazione formale di illeciti — la politica locale si è già divisa.
Resta il fatto che, mentre le diplomazie e i colossi del trading petrolifero gestiscono i propri scomparti industriali, Milazzo si riscopre improvvisamente al centro di una spy story internazionale. Una storia dove l’unica certezza è quel carico di greggio partito sotto il sole della Sicilia e svanito nelle nebbie d’oriente.

Gianluca Giuffrè

Gianluca Giuffrè