Le drammatiche immagini del violento temporale e del fango che scorre come un fiume in piena tra le vie dell’isola testimoniano la gravità dell’evento: Il risveglio di Lipari, dopo il devastante nubifragio di ieri, porta con sé l’odore del fango, la conta dei danni nelle case allagate e le immagini surreali delle auto impantanate a Sottomonastero. Ma porta anche il riflesso nitido di un’isola che sa rimboccarsi le maniche, protetta da una macchina dei soccorsi che ha funzionato senza sosta.
Davanti alla furia della natura e all’esondazione dei torrenti Ponte e Valle, la prima risposta è stata straordinaria. È doveroso rivolgere un plauso immenso e incondizionato ai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile, a tutte le Forze dell’Ordine e ai volontari. Hanno operato mettendo in sicurezza i cittadini e strappando intere famiglie alla morsa del fango. In questo scenario critico, va riconosciuto all’Amministrazione Comunale un ruolo di coordinamento pronto, presente e costante, capace di attivare tempestivamente i protocolli d’emergenza e di gestire la macchina dei soccorsi con fermezza.
Tuttavia, quando il fango si dirada, restano le domande. Ed è qui che si apre un grandissimo punto interrogativo. Se da un lato la gestione dell’emergenza merita encomi, dall’altro non possiamo esimerci dal guardare in faccia una realtà ben più scomoda: perché tutto questo è avvenuto? Dove è finita la prevenzione? La natura fa il suo corso, la crisi climatica estremizza i fenomeni meteorologici, ma il territorio va protetto prima, non pianto dopo. Già ad agosto, più di un mese fa, si levavano voci d’allarme chiare e distinte. Si gridava alla necessità di ripulire i letti dei torrenti, di sfoltire i detriti e, soprattutto, di liberare i tombini e le caditoie comunali.
Oggi l’interrogativo brucia: tutti i tombini erano davvero puliti? L’Amministrazione si è adoperata? La manutenzione ordinaria è stata eseguita con la dovuta accuratezza prima che le piogge autunnali bussassero alla porta? Oppure dobbiamo rassegnarsi all’idea che quello di ieri sia stato l’ennesimo, drammatico disastro annunciato? Se la Protezione Civile aveva diramato un’allerta arancione, il dovere di chi amministra e gestisce il territorio non è solo farsi trovare pronto con le idrovore quando l’acqua è già alta, ma fare in modo che quell’acqua possa defluire. Non si può sempre invocare l’eccezionalità dell’evento meteorologico per coprire le carenze della cura del territorio. Lipari ringrazia i suoi eroi in divisa e ringrazia chi ha coordinato la notte della tempesta. Ma adesso esige risposte concrete. Lo dobbiamo alle attività messe in ginocchio, ai cittadini che spalano fango dalle cantine e a un’isola che non può e non deve vivere con il fiato sospeso ogni volta che il cielo si rannuvola.
