ISOLE EOLIE – C’è un momento preciso in cui la storia ha deciso di fermarsi, lasciando che il vento, il mare e la roccia lavica custodissero per millenni uno dei segreti più affascinanti del Mediterraneo. Quel segreto oggi sta tornando alla luce, unendo in un ideale filo rosso due delle isole più selvagge dell’arcipelago: Filicudi e Stromboli. Dopo decenni di silenzio, una nuova stagione di scavi archeologici sta riscrivendo le rotte, le abitudini e le paure dei primi abitanti delle Eolie.
Il cuore di questa rinascita batte innanzitutto a Filicudi, sul promontorio di Capo Graziano. Quasi sessant’anni dopo le storiche campagne degli anni ’50 e ’60 – firmate dai giganti dell’archeologia Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier – nel settembre 2026 sono ufficialmente ripresi i nuovi scavi archeologici sulla Montagnola. Ma non è un caso isolato. Pochi mesi prima, tra giugno e luglio, anche l’isola-vulcano di Stromboli è stata protagonista di un’importante campagna internazionale guidata dall’American Numismatic Society e dalla Soprintendenza di Messina. Due tasselli dello stesso mosaico millenario.
Filicudi: la fortezza sulla Montagnola contro i pirati
Per capire l’importanza di Filicudi nella mappa del mondo antico, bisogna fare un salto indietro di quasi quattromila anni, all’Età del Bronzo. I primi coloni si erano stabiliti comodamente sulla costa meridionale dell’isola, nella pianura di Filo Braccio. Ma il mare, che garantiva cibo e scambi, divenne presto una minaccia: l’incubo delle scorrerie dei pirati costrinse la popolazione a una scelta drastica.
Gli abitanti abbandonarono la costa per arrampicarsi sulla Montagnola di Capo Graziano, una vera e propria fortezza naturale a 174 metri d’altezza. È qui che i nuovi scavi mirano ad approfondire i resti di ben 27 capanne ovali seminterrate, i cui muretti a secco hanno resistito al tempo. Questa comunità isolata, ma tutt’altro che primitiva, ha dato il nome alla celebre “Cultura di Capo Graziano”, una pietra miliare nello studio della preistoria mediterranea.
Stromboli: 6.000 anni di vita all’ombra del vulcano 
Mentre Filicudi si arroccava sulle sue scogliere, dall’altra parte dell’arcipelago una comunità altrettanto resiliente sfidava le forze della natura. I recenti scavi eseguiti a Stromboli hanno dimostrato che l’isola non solo era abitata stabilmente già 6.000 anni fa (nel Neolitico), ma che ospitava un insediamento protostorico di straordinaria importanza nella zona di San Vincenzo.
L’ultima campagna di scavi, coordinata dagli archeologi Sara T. Levi, Andrea Di Renzoni e David Yoon, ha indagato un’area sottoposta a vincolo archeologico dal 2016. Qui sono state riportate alla luce capanne circolari in pietra lavica locale, focolari e utensili di uso quotidiano. La stratigrafia del sito di Stromboli è una miniera d’oro per la scienza: i resti preistorici si alternano a strutture di età classica e persino medievale, rivelando che l’uomo non ha mai abbandonato questo avamposto vulcanico, nonostante le costanti eruzioni.
L’hub commerciale dell’antichità e i tesori dal Mar Egeo
Cosa univa comunità così distanti? La risposta è nei frammenti rinvenuti tra i pavimenti in terra battuta di entrambe le isole. Sia a Filicudi che a Stromboli, gli archeologi hanno trovato ceramiche d’importazione e perle provenienti dal Mar Egeo e dal mondo miceneo.
Le Eolie non erano scogli sperduti, ma veri e propri “autogrill” del mare, punti di sosta fondamentali lungo le rotte che univano la Grecia, l’Oriente e l’Occidente. I mercanti viaggiavano fin qui per scambiare metalli e, soprattutto, l’ossidiana, l’oro nero vulcanico con cui si fabbricavano gli utensili più taglienti dell’epoca.
Un patrimonio diffuso: dai fondali ai musei
Il fascino di questa riscoperta archeologica si estende ben oltre la terraferma. Le acque che circondano Capo Graziano a Filicudi nascondono un parco archeologico sottomarino con ben nove relitti di navi greche e romane, visitabile oggi dagli appassionati di subacquea.
Per chi preferisce restare all’asciutto, questa immensa ricchezza storica è oggi fruibile dal pubblico. I reperti storici delle vecchie e nuove campagne – dai vasi magnificamente decorati ai manufatti in pietra – arricchiscono le sale del Museo Archeologico Luigi Bernabò Brea di Lipari e della sua Sezione Distaccata di Filicudi Porto.
Con la ripartenza coordinata delle ricerche sul campo e la recente pubblicazione di volumi divulgativi dedicati alla preistoria di queste isole, le Eolie si confermano non solo una perla naturalistica per il turismo estivo, ma un immenso laboratorio a cielo aperto capace di restituire all’Europa intera le risposte sulle sue origini marinare.

IL risveglio della storia: a Filicudi e Stromboli la preistoria delle Eolie torna alla luce
Il cuore di questa rinascita batte innanzitutto a Filicudi, sul promontorio di Capo Graziano. Quasi sessant’anni dopo le storiche campagne degli anni '50 e '60 – firmate dai giganti dell’archeologia Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier – nel settembre 2026 sono ufficialmente ripresi i nuovi scavi archeologici sulla Montagnola. Ma non è un caso isolato. Pochi mesi prima, tra giugno e luglio, anche l'isola-vulcano di Stromboli è stata protagonista di un'importante campagna internazionale guidata dall'American Numismatic Society e dalla Soprintendenza di Messina. Due tasselli dello stesso mosaico millenario.